CEA/PRA

CEA (Anomalia dell'occhio del Collie)

L'Anomalia dell'Occhio del Collie è una condizione patologica congenita non progressiva, caratterizzata dall'ipoplasia della coroide ovvero da un inadeguato sviluppo di quello strato localizzato immediatamente sotto la retina, e da altre alterazioni del fondo dell'occhio. L'esame eseguito con l'oftalmoscopio rivela nell'area affetta da ipoplasia coroidea una chiazza chiara, localizzata lateralmente rispetto al disco ottico. In alcuni individui possono essere presenti colobomi, cavità visibili nel disco ottico o in prossimità di esso, di dimensioni variabili, talvolta pari anche a quattro o cinque volte il diametro del disco stesso.

 

Nella maggior parte dei casi il cane affetto da CEA conserva la vista a meno che non si verifichino effetti gravi quali emorragie intraoculari o addirittura il completo distacco della retina. Nei rough collie e negli shetland gli affetti da ipoplasia coroidea sono ancora considerati ammessi in riproduzione, tanto è ormai frequente la malattia in queste due razze. Nel border collie, che, come abbiamo visto, presenta un'incidenza media di affetti molto più bassa, l'atteggiamento di veterinari e allevatori di fronte a questi particolari casi è sempre stata meno tollerante, nella volontà di preservare la razza quanto più sana sia possibile.

 

L'esame oculistico per individuare la malattia deve essere eseguito nel cucciolo in giovanissima età, preferibilmente fra la sesta e la settima settimana di vita. Infatti nei casi più lievi un controllo effettuato in età più avanzata, potrebbe non rendere più visibile l'ipoplasia, a causa del subentrare di una pigmentazione secondaria della coroide. Si tratta dei cosiddetti casi go normal, che cioè tendono a normalizzarsi: il cane non manifesta più i segni oftalmoscopici della malattia, vede perfettamente, può condurre una vita normalissima ed essere impiegato nel lavoro ma non dovrà essere riprodotto.

 

I test sull'intera cucciolata piuttosto che sul singolo cane già adulto è pertanto molto più significativo e consente peraltro agli allevatori di individuare i soggetti che risultano non essere portatori della patologia, i soli che dovrebbero essere impiegati in riproduzione. Come è stato recentemente scoperto, il meccanismo di trasmissione ereditaria è di tipo autosomico recessivo e ciò limitatamente alla forma più lieve della malattia, quella che riguarda l'ipoplasia della coroide e per la quale abbiamo già visto essere oggi disponibile un test sul DNA.

 

Si ipotizza una trasmissione di tipo poligenico per i casi più gravi ma nulla si conosce ancora per certo a riguardo.

CPRA (Atrofia centrale progressiva della retina)

L'Atrofia Centrale Progressiva della Retina è una patologia che colpisce le cellule dell'epitelio pigmentato della retina (RPE), quello strato cioè nel quale sono inseriti i fotorecettori (bastoncelli e coni). I cambiamenti che si manifestano in una retina affetta da CPRA sono facilmente identificabili con l'oftalmoscopio, anche se, negli stadi più avanzati, la condizione non appare dissimile da altre patologie che conducono all'atrofia retinica. L'esame all'oftalmoscopio rivela la presenza di macchie di pigmento marrone nell'area tappetale, variabili per forma, numero, grandezza e densità. Entrambi gli occhi sono generalmente affetti allo stesso modo, negli stadi più avanzati il disco ottico si atrofizza e i vasi sanguigni si assottigliano, la cataratta può inoltre costituire una conseguenza della patologia.

 

Nella maggior parte dei border collie in cui viene diagnosticata l'Atrofia Centrale Progressiva della Retina la malattia è riconoscibile intorno ai due anni di età. I primi sintomi generalmente riscontrabili sono difficoltà visuali nei confronti di oggetti stazionari e non di quelli in movimento; la progressione avviene lentamente e la maggior parte dei cani non perde del tutto la vista, conservando la visione periferica. Sono raccomandati controlli annuali fino al sesto-settimo anno di età.

 

Il meccanismo di trasmissione genetica dell'atrofia centrale progressiva della retina non è stato studiato nel border collie e, come già accennato, è molto probabile che non si tratti di una condizione ereditaria. Alcuni lavori sperimentali hanno infatti messo in luce come la carenza di vitamina E conduca ad una condizione patologica del tutto analoga alla CPRA. Il Dott. Gregory M. Acland, nel suo articolo Retinal disorders in Border Collies, osserva come la patologia, che colpisce razze quali i labrador e i golden retriever, gli springer spaniel, i setter irlandesi e numerose altre, fosse molto diffusa fino alla prima metà degli anni Settanta ma, a partire dalla seconda metà dello stesso decennio, fortunatamente e inspiegabilmente diventò un fenomeno in netta diminuzione. Poiché il calo nell'incidenza della patologia fu osservato dapprima negli Stati Uniti e in Australia e quindi in Gran Bretagna, ed essendo stato dimostrato come la condizione potesse essere relazionabile a una carenza di vitamina E, è stata ipotizzato un rapporto con fattori alimentari e ambientali. In particolare si pensò alla sostituzione della dieta casalinga con i mangimi bilanciati che, proprio in quell'epoca, iniziavano ad essere distribuiti in commercio, fatto questo che avvenne prima oltreoceano e solo successivamente in Europa. Si tratta tuttavia di un'ipotesi non ancora verificata.

Testo tratto e adattato da "Il libro del Border Collie" - F. Balducci - Ed. Ediemme - 2007

 

con la collaborazione di Adolfo GuandaliniMedico Veterinario - Società di Oftalmologia Veterinaria Italiana

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